Non mi definisco “artista” nel senso accademico del termine: preferisco considerarmi un artista autodidatta, uno che ha imparato a creare seguendo l’istinto, l’emozione e la meraviglia.
Vivo a circa 30 km da Roma, e forse è proprio questa distanza a rendere ogni ritorno nella Capitale un momento speciale: ogni volta che ci rimetto piede, sento la stessa emozione di sempre, la stessa nostalgia che diventa ispirazione.
Ho iniziato a realizzare questo genere di opere intorno al 2005, poi ho avuto una lunga pausa.
Oggi, a 50 anni, ho deciso di tornare a creare con una maturità diversa e una dedizione più profonda.
La scintilla iniziale arrivò da un quadro regalato a mio padre, opera di un noto artista legato alla tradizione della “Roma Sparita”. Rimasi incantato dalla sua bellezza, finché non scoprii che non si trattava di un pezzo unico, ma di un’impronta riprodotta e rifinita.
Fu una rivelazione bizzarra, quasi ironica: proprio questa scoperta mi spinse a cercare un mio percorso.
Decisi che, se avessi creato qualcosa, sarebbe stato interamente realizzato a mano, dalla struttura al rilievo, usando solo materiali di recupero, trovati in casa o in giro.
All’epoca partecipai ai mercatini del Lazio con un nome diverso: “A Li tempi de Checco e Nina”.
Conservo ancora il ricordo vivo di quelle prime vendite: almeno una decina di opere esistono ancora in giro… o almeno spero.
Oggi voglio riprendere quel cammino con costanza e passione, trasformando questa piccola arte in una spinta creativa senza età.
Un percorso semplice, ma tenace: provare a dare forma a qualcosa che, come Roma, possa durare nel tempo.
Roma non è una città: è un invito.
Un invito a perdersi, a rallentare, a infilarsi in un vicolo qualunque e scoprire che nulla è mai “qualunque”.
Ogni angolo nasconde un ricordo, ogni prospettiva custodisce un segreto, ogni pietra trattiene una storia che aspetta solo chi ha voglia di ascoltarla.
Quando si osservano le mie opere non si vede soltanto un rilievo o una scena modellata a mano: si vede una porta.
Una porta che apre su un tramonto inaspettato, una piazza silenziosa, un vicolo che profuma di antico, una vestigia che non ha mai smesso di parlare.
Forse è per questo che continuo a creare.
per condividere l’emozione di Roma con chi la ama, o con chi imparerà ad amarla.
E magari, scegliendone una, porta a casa con sé un frammento della città eterna… e anche la riconoscenza sincera di un romano che prova, con le sue mani, a renderle omaggio.
roma è un eterno invito a tornare.
A proposito,
io sono Stefano Cicatiello, Anno Domini MCMLXXIV · DIE XXVI Mensis Decembris
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