serie di opere in fase di realizzazione
15/05/2026
Le statue parlanti di Roma (o Congrega degli Arguti, Congresso degli Arguti) sono un fenomeno unico della storia romana, una forma di satira popolare anonima che ha permesso al popolo di criticare papi, potenti e autorità senza esporsi direttamente.
A partire dal XVI secolo, durante il periodo pontificio, i romani iniziarono ad affiggere di notte cartelli satirici (chiamati pasquinate) su alcune statue antiche o rinascimentali del centro storico. Questi messaggi, spesso in versi o dialoghi ironici, denunciavano abusi, corruzione, tasse eccessive e scandali del clero o della nobiltà. Le statue “parlavano” al posto del popolo.
La tradizione è antichissima (risale all’epoca romana), ma esplose nel Rinascimento. Il primo divieto ufficiale arrivò già nel 1523 da papa Adriano VI, che voleva far gettare nel Tevere la statua più famosa. I papi successivi alternarono repressione (fino alla pena di morte) e tolleranza. L’uso diminuì dopo il 1870 (Breccia di Porta Pia), ma Pasquino è ancora attivo oggi (con una bacheca protetta).
Ecco l’elenco completo, con posizione e curiosità:
Marforio (la “spalla” di Pasquino)
Madama Lucrezia (l’unica donna)
Abate Luigi
Il Babuino
Queste statue rappresentano la libertà di espressione popolare in un’epoca di censura. Erano una specie di “social media” ante litteram: ironia, umorismo romanesco e satira feroce. Ancora oggi simboleggiano lo spirito irriverente e arguto dei romani.
The Talking Statues of Rome
(or Congrega degli Arguti – the “Congregation of the Witty”) are a unique phenomenon in Roman history: a form of anonymous popular satire that allowed ordinary people to criticize popes, nobles, and authorities without risking direct punishment.
Starting in the 16th century, Romans began attaching satirical poems and notes (called pasquinate) at night to certain ancient or Renaissance statues in the historic center. These messages, often in verse or in the form of ironic dialogues, denounced corruption, excessive taxes, scandals, and abuses by the clergy and nobility. The statues “spoke” on behalf of the people.
The tradition is very old (dating back to ancient Roman times), but it exploded during the Renaissance. The first official ban came as early as 1523 from Pope Adrian VI, who wanted to throw the most famous statue into the Tiber River. Subsequent popes alternated between repression (sometimes punishable by death) and tolerance. The practice declined after 1870 (the capture of Rome), but Pasquino is still occasionally used today (with a protected notice board).
Here is the complete list with their locations and interesting facts:
Marforio (Pasquino’s “straight man”)
Madama Lucrezia (the only female)
Abate Luigi (Abbot Luigi)
Il Babuino (The Baboon)
These statues represent popular freedom of expression in an age of heavy censorship. They were a kind of “social media before social media”: sharp Roman wit, irony, and fierce satire. Even today they symbolize the irreverent and clever spirit of the Roman people.
(la “spalla” di Pasquino)
Dove: Cortile dei Musei Capitolini (Palazzo Nuovo).
Descrizione: Statua colossale di divinità fluviale (I sec. d.C.).
Curiosità: Spesso i dialoghi satirici erano scritti tra Pasquino e Marforio, come una conversazione.
(Pasquino’s “straight man”)
Location: Courtyard of the Capitoline Museums (Palazzo Nuovo).
Description: Colossal statue of a river god (1st century AD).
Curiosity: Many satirical dialogues were written as conversations between Pasquino and Marforio.
(l’unica donna)
Dove: Piazza San Marco (angolo Palazzo Venezia).
Descrizione: Busto colossale romano (probabilmente Iside o una sacerdotessa).
Curiosità: Il nome deriva forse da Lucrezia d’Alagno, amante di un re napoletano.
(the only female)
Location: Piazza San Marco (corner of Palazzo Venezia).
Description: Colossal Roman bust (probably of Isis or a priestess).
Curiosity: The name possibly comes from Lucrezia d’Alagno, mistress of a Neapolitan king.
Dove: Piazza Vidoni (vicino a Sant’Andrea della Valle).
Descrizione: Statua togata senza testa (epoca imperiale).
Curiosità: Prende il nome da un sagrestano della zona. Sulla base c’è un’iscrizione che rivendica il suo ruolo satirico.
Location: Piazza Vidoni (near Sant’Andrea della Valle).
Description: Headless toga-wearing statue (Imperial era).
Curiosity: Named after a local sacristan. There is an inscription on the base that claims its satirical role.
Dove: Via del Babuino (fontana vicino a Sant’Atanasio dei Greci).
Descrizione: Sileno o satiro sdraiato (scultura antica).
Curiosità: Chiamato così per la bruttezza (“babbuino”). La via prende il nome da lui.
Location: Via del Babuino (fountain near Sant’Atanasio dei Greci).
Description: Ancient sculpture of a reclining Silenus or satyr.
Curiosity: Called this because of its ugliness (“baboon”). The street is named after it.
Er Nasone
QUANNO ER SOLE MENA E LA SETE TE CATTURA,
LUI, CORE DE GHISA E ACQUA NELLE VENE,
TE SPUNTA DAR NULLA CHE PARE ’N MIRAGGIO.
VORRESTI DIJE GRAZIE MA TE FERMA L’ARSURA,
MA LUI TE STRIZZA L’OCCHIO PERCHÉ TE VÒ BENE,
E DELL’ACQUA SANTA DE ROMA TE OFFRE N’ASSAGGIO.
Na Gatta
Er muro scrostato
e na colonnetta rotta,
parleno de li secoli vissuti
pe trovà l’eternità,
e su quell’uscio mezzo aperto
aspetta na gatta,
la carezza der padrone
e pure de magnà.
N’etto ’npiù
Dai vicoli de Testaccio a tutto er Ghetto intero,
co’ quarche lieve inganno o innocente annacquamento,
l’Oste te gridava co’ tutto er sentimento,
che er pane era fragrante e er vino era sincero.
Te lasciava sempre n’etto ’npiù er salumiere vero,
«Pe’ er pupo piccolo affamato» te diceva,
proprio quanno eri distratto.. e lui ce lo sapeva,
te ritrovavi co’ la sporta piena e er portafoglio più leggero.
Er Vespro der Pittore
Er vespro bacia er Tevere lento lento,
arrossisce sta città cor suo tesoro.
Da sto muretto er pittore guarda Roma,
cor sole che se butta drent’ar fiume d’oro.
Tra mattoni vecchi e fiori rossi ardenti,
er gatto silenzioso fa da testimonio.
L’artista ferma er tempo co’ ‘na pennellata…
perché l’arte è l’unica cosa che nun more mai.
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