Le Statue Parlanti di ROMA
Il Pasquino
Il Pasquino
la più famosa
Dove: Piazza di Pasquino (vicino a Piazza Navona).
Descrizione: Torso mutilo di epoca ellenistica (III-II sec. a.C.), probabilmente Menelao che sorregge Patroclo.
Curiosità:
È la “capo” delle statue parlanti Pasquino è la prima e più importante delle sei statue parlanti. Da lei deriva il nome “pasquinate” (le satire anonime in versi), che ancora oggi indica una satira feroce e pungente.
Un torso antico molto malconcio Si tratta di un frammento di gruppo scultoreo ellenistico (III-II secolo a.C.), copia romana di un originale greco. Raffigura probabilmente Menelao che sorregge il corpo di Patroclo (dalla guerra di Troia). È senza braccia, gambe e testa, molto rovinato — eppure è diventato un simbolo!
Scoperta nel 1501 Fu ritrovata durante i lavori di ristrutturazione di Palazzo Orsini (oggi Palazzo Braschi), vicino a Piazza Navona. Il cardinale Oliviero Carafa la fece collocare nell’attuale piazza e la “vestì” con una toga durante la festa di San Marco, dando inizio alla tradizione.
Origine del nome Secondo la leggenda, prende il nome da un barbiere, sarto, oste o maestro di scuola del quartiere Parione, famoso per la lingua tagliente e le battute irriverenti. La statua gli assomigliava tanto che la gente iniziò a chiamarla così.
Il “social network” del Cinquecento I romani attaccavano di notte fogli con versi satirici al collo o ai piedi della statua. La mattina tutti li leggevano prima che le guardie papali li rimuovessero. Pasquino dialogava spesso con l’altra statua Marforio (oggi ai Musei Capitolini), creando vere e proprie “conversazioni” satiriche.
Papa Adriano VI voleva distruggerla Nel 1522-1523 il papa odiava così tanto le pasquinate che propose di gettare Pasquino nel Tevere. Fortunatamente non lo fece!
Pasquinata più famosa di sempre Contro papa Urbano VIII Barberini (che spogliò il Pantheon del bronzo per fare il baldacchino di San Pietro):
«Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini» (Ciò che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini).
Ancora “viva” oggi È l’unica statua parlante su cui si continuano ad attaccare pasquinate (anche se ora su una bacheca protetta). Nel corso dei secoli ha criticato papi, politici, tasse e scandali di ogni epoca.
Simbolo di libertà di espressione In un’epoca di censura pesante, Pasquino rappresentava la voce ironica e irriverente del popolo romano: un vero e proprio “Twitter ante litteram”.
ARS AETERNUM
di Stefano Cicatiello
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